Anata - Tondorosso

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Anata

Cultura > Lingua giapponese

Anata あなた Tu/Lei

Un giorno il signor Bianchi parlava con il signor Yamamoto, il direttore della sua ditta, e ad un certo punto gli chiese:

Anata mo ikimasuka? あなたも行きますか。 Ci va anche Lei?

Il signor Yamamoto per un attimo non rispose. Guardò il signor Bianchi e poi rispose freddamente di sì. In seguito, un collega, il signor Takada, presente alla conversazione, spiegò a Paolo Bianchi che non era gentile rivolgersi al direttore con la parola anata (tu, Lei).

Dopo questo episodio il signor Bianchi prestò molta attenzione all'uso di anata tra i giapponesi e si rese conto di quanto effettivamente fosse poco usato. I giapponesi molto spesso parlano senza usare i pronomi personali. Se devono riferirsi ad una persona preferiscono usare il cognome o il nome invece del pronome personale corrispondente. Alle volte è difficile capire se il parlante si riferisce alla seconda o alla terza persona.

Ad esempio la frase:

Yamamoto san mo ikimasuka? 山本さんも行きますか。
Può significare sia: "Ci va anche il signor Yamamoto?" sia: "Ci vai anche tu?"

Alle volte il titolo di una persona è usato al posto del pronome personale. Termini quali sensē 先生 (professore/maestro), shachō 社長 (direttore di una ditta), okusan 奥さん (lett. moglie, qui: signora), okāsan お母さん (madre) sono usati in luogo dei nomi propri o di anata.
In modo particolare è preferibile usare il cognome o la qualifica professionale, invece del pronome personale o di anata, quando la posizione dell'interlocutore richiede rispetto.

Così il signor Bianchi rivolgendosi al direttore avrebbe dovuto dire: Shachō mo irasshaimasuka? 社長もいらっしゃいますか。 Ci va anche Lei, Direttore? Invece di : Anata mo ikimasuka?

Anche il verbo deve essere scelto in base al livello di gentilezza e così irasshaimasu è usato al posto di ikimasu. La parola anata si usa solo in casi limitati: può essere usata dagli anziani nei confronti dei giovani; un professore può rivolgersi ad uno studente con anata, ma non viceversa; una madre può dire a suo figlio: Anata mo iku? (dove iku è la forma piana, non-gentile di ikimasu), ma il bambino non userà mai la stessa frase nei confronti di sua madre; anata si usa anche tra donne della stessa età (mentre gli uomini useranno kimi きみ oppure omae お前). Anche in questo caso anata è spesso sostituito dal nome o dalla posizione. Ad esempio due casalinghe diranno:

A: Okusan mo iku? 奥さんも行く? (Lett. Anche la moglie ci va?)
B: Ee, okusan mo? ええ、奥さんも? (Lett. Sì. Anche la moglie?)
Nel significato:"Anche tu ci vai?", "Sì. E tu?"

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