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Nomitai desuka?

Cultura > Lingua giapponese

Nomitai desuka? 飲みたいですか Desidera bere?

Un pomeriggio il signor Paolo Bianchi ricevette la visita di un suo vicino, il professor Takahashi. Il signor Bianchi voleva offrirgli una tazza di tè e così gli disse:

Ocha o nomitai desuka? お茶を飲みたいですか,
intendendo: "Desidera un caffè?"

Il professore rispose: Iie いいえ No! piuttosto bruscamente.

Pensando di non essere stato abbastanza cortese, il signor Bianchi riformulò la domanda usando espressioni più cortesi:

Ocha o onomi ni naritai desuka? お茶をお飲みになりたいですか。

Anche in questo caso il professor Takahashi rispose seccamente di no e da quel momento la conversazione non proseguì nel modo sperato. Sembrava che il signor Bianchi avesse fatto la sua offerta nel modo sbagliato.

In effetti, il signor Bianchi avrebbe dovuto dire:
Ocha demo ikaga desuka? お茶でもいかがですか。 (Lett. Le andrebbe qualcosa come ad esempio un tè?)

Oppure avrebbe dovuto servire il tè senza chiedere niente. Ad ogni modo il problema principale sta nella parola nomitai. ~tai , l'ultima parte di nomitai, significa "voglio, desidero". Tuttavia non si usa per chiedere i desideri delle altre persone in un contesto formale.
Per i giapponesi i desideri personali sono faccende private ed è fuori luogo, non solo scortese, chiedere di essi in modo diretto. In ogni lingua, se si vuole essere cortesi, ci sono cose su cui si può conversare e cose che è meglio non menzionare; chiedere a qualcuno dei propri desideri in Giappone è considerato indelicato.



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